Comunicato Stampa (Ansa) ottobre 2003



Spett.le dottor Pier Luigi Vigna,

con le stragi di Palermo nell’anno 1992, "cosa nostra" esercitò le sue infami funzioni regolatrici, al servizio di quei poteri che, assicurano ai Palazzi romani, fedeltà e ordine sociale in cambio della totale assenza di controlli e di legalità, in ogni comparto della gestione delle pseudo attività produttive dello statalismo affaristico e delle risorse assistenziali, pilotate attraverso la lottizzazione politica, per controllare ed impedire ogni accennò alla trasparenza ed alla emancipazione culturale e morale della mia gente.

Detto questo e consapevole che, adesso la mia vita e la “ritrovata” serenità della mia eroica famiglia andranno a farsi benedire, (conosco bene il contesto) La voglio portare pubblicamente a conoscenza del fatto che, da ben 8 mesi ho informato con lettera scritta la Procura di Caltanissetta, che sono in grado di fornire dettagliate argomentazioni, importanti indizzi ed inconfutabile documentazione che potrebbero dimostrare in tutto il suo pittorico scenario, quel contesto che decise la strage di via D’Amelio, e che partendo da questo contesto si potrebbe arrivare agevolmente a quelle responsabilità, che l’attività Giudiziaria ha illuminato solo nella parte fiancheggiatrice di quella strage; ma nessuno sente ancora il bisogno di ascoltarmi... (?)

Ancora una volta le parole e gli onerosi intenti esistenzialmente d’un uomo, (posso gridarlo forte è senza paura d’essere smentito) che si è battuto e si batte contro l’infamia criminale e l’accozzaglia politica che ne utilizza le funzioni regolatrici, solo ed esclusivamente per motivi ideali, sembra valere molto meno, di quella dei professionisti della politica e dei "pentiti".

Sembra una storia vecchia quanto la mia storia: ma spero che stavolta non mi ci vogliano altri 15 anni ed il “pentito” di turno per rendere Giustizia a quegli Eroi che appartengono alla gente comune; l’unica componente del sistema Stato, di cui si ha la certezza, che non li abbia mai traditi..

L’augurio che mi rivolgo e che rispettosamente rivolgo a Lei (che certamente è stato già informato dal mio amico Giancarlo Caselli e dal Dottor Luca Tescaroli) ed alla Procura di Caltanissetta è quello che il vostro silenzio sia finalizzato a quell’interesse investigativo che non teme di guardare a fondo la verità che decise l’infame strage di via D’Amelio...

Non so se sto sbagliando è quanto sto sbagliando: so solo che, Voi signori Magistrati dovete rendervi conto che il cittadino, l’ex operaio e sindacalista, l’uomo tradito anche da pezzi importanti delle Istituzionicostretto a vivere l’esilio, Gioacchino Basile, fino a prova contraria merita un po’ di rispetto.

Se invece si stesse costruendo il copione palermitano e siciliano più in generale che attraverso il tatticismo esilarante, vede sempre la verità prigioniera del silenzio e della calunnia per nascondere le debolezze Istituzionali d’ogni tempo e d’ogni colore politico è bene che si sappia: stavolta non sarà così... stavolta, qualsiasi cosa mi accada non solo la strage di via D’Amelio avrà Giustizia; ma partendo da essa si potranno finalmente capire quali sono i profondi malesseri del sud del nostro Paese: altro che quell’infame di “Toto Riina” e dei suoi accoliti criminali..

Sono è resto a VS/ disposizione per documentarVi ed argomentarVi, quella verità che solo per rispetto alla mia ed altrui onorabilità, continuo a condizionare alle VS/ indagini di merito.

Gioacchino Basile.